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Pubblicato da FrancescoG.

Si è aperto un dibattito notevole sulla riattivazione delle centrali nucleari in Italia.

Anche in Lombardia: per qualcuno è adatta ad accogliere le centrali, molti si oppongono. La situazione è fluida.

 

Le ragioni del si si fondano essenzialmente su tre punti:

1) tutti gli altri paesi hanno le centrali, che sono sicure. Se scoppia una centrale in Svizzera o Francia, il danno è anche su di noi.;

2) l'energia costa meno;

3) diminuiamo le emissioni di anidride carbonica.

 

Il no, dall'altro lato, oltre alla questione sicurezza aggiunge:

1) non siamo capaci di gestire i rifiuti normali, chissà le scorie nucleari;

2) meglio il risparmio energetico e le rinnovabili (si fa prima, i vantaggi economici sono distribuiti, i vantaggi ambientali sono immediati e si accumulano nel tempo);

3) i costi dell'energia non è vero che, globalmente, sono inferiori (dati del MIT di Boston - clicca qui -)

4) oggi dipendiamo dai produttori di gas e petrolio. Domani da quelli di uranio. Non cambia nulla.

 

Alla discussione manca un pezzo: siamo in Europa e legati strettamente agli altri paesi.

 

Non vale la pena pensare ad una produzione d'energia elettrica continentale?

 

L'Unione Europea nacque come C.E.C.A. - Comunità Europea Carbone ed Acciaio.

Ovvero l'energia ed industria dell'epoca. Adenauer, Degasperi, Schumann (altro livello, rispetto ad oggi).

 

Ogni nazione ha delle potenzialità energetiche che può sfruttare: dal carbone all'eolico, passando per l'idroelettrico, il solare, il nucleare, il gas.

Ogni nazione deve raggiungere i limiti di emissione che ci si è dati con i protocolli di tutela dell'atmosfera e del pianeta, da Kyoto in avanti.

 

Se stiamo nella casa comune Europa, il problema energia prende un'altra piega.

Ragionare in maniera autarchica e con schemi rigidi, senza pensare a soluzioni extra nazionali, rischia di portarci a gravi dispendi di risorse.

 

Indispensabile fare ricerca, senza avere dei preconcetti su nessun tipo di energia. (copyright Carlo Rubbia).

E, nel contempo, proseguire nell'efficienza energetica e nella riduzione dei consumi inutili.

 

A noi servono energia e sostenibilità. Ad oggi non c'è la soluzione perfetta ed il "mix" energetico è indispensabile. Si usa di tutto un pò, sfruttando i potenziali dei singoli Stati e quanto è stato già realizzato.

 

Un esempio: chi ha il nucleare (Francia) oggi vende ai vicini. Chi compre ha spesso convenienza nel'acquisto del surplus: costa meno che far funzionare alcune centrali.

 

Serve il gioco di squadra, fondamentale per arrivare agli obiettivi.

 

Un dibattito tra Veronesi e Rubbia, nel 2007.

 

http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/ambiente/energie-pulite/veronesi-rubbia/veronesi-rubbia.html

 

PS: il dottor Veronesi, 85 anni, insigne medico, sembra interessato ad accettare la responsabilità dell'agenzia per la sicurezza nucleare italiana.

 

Vuole che il nostro modello si rifaccia alla Francia.

 

Il direttore dell'Agenzia Nucleare Francese è Jean Christophe Niel, 49enne, una laurea in fisica teorica, da sempre ai massimi livelli nel controllo sul ciclo del combustibile ed è stato responsabile del dipartimento per la sicurezza dei materiali radioattivi.

Il presidente è l'ingegnere Andrè-Claude Lacoste, 69enne, ingegnere. Per più di 15 anni nel settore della sicurezza nucleare.

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