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Pubblicato da Lista Civica


Venerdì 19 novembre scorso è improvvisamente scomparso Aldo Antonelli (link), persona assai nota e stimata in paese.

La Sua figura merita di essere ricordata a tutti i maslianichesi per la dirittura

morale e per la grande umanità.Aldo Antonelli, diplomato al Setificio, dirigente dell’industria tessile Intisa, ha saputo coniugare il suo attaccamento alla famiglia e al lavoro con l’impegno

civico e sociale.

È stato infatti Vice-sindaco dal 1970 al 1980, negli anni in cui furono costruite le nuove Scuole elementari e fu acquistato dalle Cartiere Burgo l’edificio adibito a Scuola Media.

 

È stato inoltre fondatore e reggente della locale Sezione del CAI e infine, Presidente della Sezione di Maslianico dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, carica che ha assunto anche per onorare la memoria del fratello disperso in Russia. In tutte le sue attività ha portato idee, professionalità e capacità organizzative.

 

Negli ultimi anni, in occasione delle Celebrazioni del “IV novembre”, ha sempre saputo rivolgere ai ragazzi delle Scuole appassionati messaggi in cui traeva dal ricordo delle immani sofferenze provocate da tutte le guerre l’invito ad operare ovunque, a partire dalle piccole realtà,

per costruire la concordia, la solidarietà e la pace.

 

A lui diciamo un grande grazie per tutto quello che ha fatto per il paese.

Alla moglie Cecilia, ai figli Anna, Paola e Vito e ai nipoti, che tanto ha amato, le più sincere condoglianze di tutta Maslianico.

 

Discorso del sig, Aldo Antonelli Presidente dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci di Maslianico:

 

Voi ragazzi avete appena cantato con impegno e partecipazione l’inno d’Italia, che prende il nome da Goffredo Mameli, che lo scrisse più di 160 anni fa ed è divenuto l’inno nazionale dopo la fine della seconda guerra mondiale. C’è chi ha criticato questo inno dal punto di vista musicale e letterario, ma è ormai entrato nella nostra tradizione e lo ascoltiamo con piacere in occasione, come oggi, di celebrazioni di avvenimenti solenni o anche, più semplicemente, per festeggiare vittorie o avvenimenti sportivi.

 

Si è detto: c’è troppa retorica e forse è vero (come del resto in ogni inno nazionale), ma bisogna considerare l’epoca in cui è stato scritto e il fatto che l’autore non era seduto dietro una comoda scrivania di qualche circolo letterario o universitario, ma sulle barricate a combattere contro le truppe straniere che occupavano la nostra patria. Era poco più che un ragazzo e aveva un sogno:

vedere la sua patria, l’Italia, diventare non più un’espressione geografica come qualcuno l’aveva definita ma una nazione vera tra le nazioni d’Europa. Le parole erano uscite di getto dal suo cuore ardente di amor patrio, profondamente sentite e testimoniate dalla sua morte a soli 22 anni, combattendo per il suo sogno. Al di là della prima strofa che tutti ricordano, le altre contengono

parole che oggi, a distanza di più di un secolo, sono ancora attualissime e su cui noi italiani dovremmo forse meditare. La seconda strofa: “noi fummo da secoli calpesti, derisi, perché non siam popolo, perché siam divisi. Raccolgaci un’unica bandiera, una speme. Di fonderci

insieme già l’ora suonò.” E la terza, che rivela tutta la nobiltà d’animo del ragazzo che pur dovendo combattere inneggia all’amore e rifiuta l’odio e dice: “uniamoci, amiamoci, l’unione e l’amore rivelano ai popoli le vie del Signore. Giuriamo far libero il suolo natio…”. Dopo Goffredo Mameli tanti altri giovani lasciarono la loro vita per fare quest’Italia di cui il prossimo anno celebreremo il 150° dell’unità. E altri ancora, troppi, caddero per il dovere di fedeltà alla nostra bandiera, anche se le ultime grandi guerre furono frutto della protervia e della follia di chi aveva la responsabilità di dirigere e decidere il destino della nostra nazione e dei popoli. Grandi uomini o grandi criminali ? Il verdetto l’ha già emesso la storia e lo conferma il ricordo del dolore e della morte di milioni di

innocenti di cui sono responsabili. Tutto questo non è solo un ricordo di un passato lontano,

ma acquista nuovo valore anche per voi giovani, che vivete in un epoca nella quale l’unità nazionale viene messa in discussione e il nostro paese è troppo spesso al centro dell’attenzione per motivi non certo lusinghieri. Proprio per questo è importante recuperare il ricordo dei sacrifici compiuti in pace ed in guerra dalle generazioni che vi hanno preceduti e l’orgoglio di essere un popolo unito, non nel distorto spirito (di un tempo passato) di superiorità sugli altri popoli, ma nella consapevolezza di appartenere ad una storia arricchita da un immenso patrimonio di cultura, arte, tradizioni e valori condivisi.

 

Anche per questo, oggi, io che ho l’onore di rappresentare indegnamente l’Associazione Combattenti e Reduci, voglio che il ricordo del sacrificio di quelli che non sono più tra noi rimanga perennemente e, come ho già detto negli anni scorsi, non cada nell’oblio o nell’indifferenza. Il 4 Novembre è una data solenne per la nostra nazione e al di là delle sfilate, dei cortei, delle bandiere, dei discorsi è il suono struggente del silenzio che penetra nell’animo e tocca il cuore e che a tutti ricorda coloro che scomparvero nel pieno della loro giovinezza per onorare una divisa e una patria. Oggi ho il piacere di consegnare un diploma di fedeltà all’Associazione a tre nostri soci che hanno raggiunto il traguardo dei novant’anni con l’augurio di altri anni sereni pur nel ricordo di quelli trascorsi nel dramma della guerra. Ho la fortuna di essere tra gli ormai pochi rimasti di quegli anni tragici e mi domando se abbiamo fatto abbastanza perché quelle tremende tragedie non si ripetano. Il sogno di Mameli si è realizzato: è costato lacrime e sangue, ma il dovere delle generazioni nostre per quel poco che ci rimane e degli adulti che oggi sono il nucleo dell’Italia è quello di realizzare le parole di Mameli e non far si’ che “non siam popolo perché siam divisi”. Se sapremo ricordare questo monito e l’invito “all’unione e all’amore” che ci viene dalle parole di Mameli, potrà realizzarsi un altro sogno: che i ragazzi come voi non debbano più cantare “siam pronti alla morte”, ma “siam pronti alla vita”, a quella vita per cui siamo stati creati e che vi auguro vi riservi un sereno avvenire di pace.”

Aldo Antonelli

 

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