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Pubblicato da FrancescoGatti.

Abbiamo già scritto più volte della riforma del servizio idrico, prevista dal 1994.

 

Acqua:allora che si fa? 

Acqua news: sul servizio idrico sono stati ammessi 2 referendum abrogativi su 4

 

L’acqua è una risorsa preziosa, da proteggere, gestire con oculatezza.

Dalle falde, fiumi, laghi finisce negli acquedotti, nelle nostre case e nelle aziende, transita nelle fognature e depurata, ritorna in ambiente.

 

Questo non succede automaticamente: bisogna operare con intelligenza e trovare le forme migliori ed i parametri migliori sui quali organizzarsi.

Sapendo che ci sono dei costi da sostenere e l'acqua va pagata.

I ritorni, in termini di benessere per le nostre e le future generazioni, possono essere notevoli se le cose vengono fatte per bene.

 

Il nostro comune, negli ultimi anni, ci ha lavorato con continuità ed impegno, insieme ad altri comuni della Provincia di Como.

 

Il pubblico ha, per legge, la proprietà dell’acqua (assolutamente incedibile) e delle reti (idem).

 

Inoltre decide la programmazione dei lavori e delle manutenzioni, i tempi di realizzazione, fissa le tariffe (con un’indispensabile attenzione per le persone in difficoltà sociale ed economica), attua i controlli e può pensare di inserire altri parametri nel servizio (ad esempio, l’inserimento lavorativo delle persone disagiate).

 

Come saprete, ci stiamo avvicinando ai referendum abrogativi di alcune norme che incidono sul servizio idrico.

 

Nel dibattito politico se ne stanno sentendo di tutti i colori.

 

Si chiamano in causa “livelli” che con l’organizzazione del servizio c’entrano poco o nulla.

Vengono scomodati Dio e Gesù. Poi Marx ed il buon senso per dire che bisogna, sempre e ovunque, far gestire l’acqua ad aziende pubbliche.

 

Un atteggiamento demagogico, populista e che non affronta le questioni reali.

Fatto per il consenso e non per il risultato.

 

Si propone una ricetta buona per tutti, ovunque. La realtà, invece, è più complessa.

 

Quello che chiedono i comuni è la possibilità di scegliere cosa è meglio e più conveniente per le proprie zone.

 

Non vogliono niente di preconfezionato che, da qualsiasi parte lo si guardi, è statalista e centralista (anche la legge attuale sottoposta a referendum forza a priori verso alcune scelte, limitandone altre, pur previste dalle direttive europee).

 

Acqua pubblica. Acqua privata. Vediamo un pò.E se il servizio idrico lo si pagasse con le tasse?

Il rumore che fanno i demagoghi di ogni colore non aiuta a far passare altri messaggi se non il loro, né l’opinione pubblica a farsi un’idea seria e ragionata.

 

E, ancora una volta, si rischia di sprecare un'occasione di dibattito, riducendola all’ennesima diatriba italiana: al solito "guelfi contro ghibellini".

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(Proprio sul populismo e la demagogia, uno stralcio di un testo del 24 marzo di Massimo Cacciari  - a mio parere condivisibile parola per parola n.d.r. -

 

“….se a un certo punto si avverte che la procedura democratica non funziona più nel promuovere gli "aristoi" (migliori) ma magari proprio a rovescio, e che la classe politica ha come proprio fine l'investitura di cortigiani e fedeli, l'idea democratica perde di senso, prima ancora che di funzione.

Quando i partiti politici si riducono a oligarchie e comitati elettorali, quando selezionano invece che competenze economiche, giuridiche, istituzionali, retori, ideologi e portaborse, possono proclamarsi democratici da qui all'eternità, ma agiscono nei fatti per precipitare la democrazia a demagogia e populismo. Questi non rappresentano infatti che l'esito della crisi dell'idea di rappresentanza agli occhi dei "rappresentati".

Ma tutto dovranno fare i "migliori" tranne che "piaggiare" (da cui "piaggeria") e cioè lusingare, blandire, compiacere i "rappresentati". Sono appunto i populisti di ogni colore a trattare paternalisticamente il popolo, come una massa di infanti incapaci di intendere e far proprio un discorso che aspiri a essere se non vero, almeno verosimile. E' del demagogo procedere per seducenti "immagini", invece che ragionamenti. Un popolo maturo rifiuta chi non è responsabile nei confronti delle domande che esso pone (oppure chi presuma che basti ascoltarle!), ma ancor più chi non lo tratta da responsabile.

La democrazia entra in una crisi senza sbocco allorché il politico irresponsabile si sposa a un'opinione pubblica che, per i motivi più vari, abbia rinunciato alle proprie responsabilità, e cioè ai propri doveri. Quando il popolo cessa di essere formato da persone responsabili, allora vince necessariamente il demagogo che gli dice: eccomi qui, faccio io, adesso ti prometto...

Quando, invece, la persona comprende che il suo stesso "privato" ha interesse e valore pubblico, quando essa esige che siano applicati rigorosamente i principi di sussidiarietà, cuore dell'autentico federalismo, e che i suoi rappresentanti politici dicano in modo competente ciò che ritengono realisticamente essere il "bene comune" perseguibile, e a che prezzo, allora e soltanto allora la democrazia potrà iniziare a funzionare.”

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