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Pubblicato da Francesco Gatti

Sono 11 gli italiani rapiti all'estero, ai quali si aggiungono i due militari della Marina fermati in India.

 

Ecco chi sono.

 

Rossella Urru, 29 anni
Cooperante del Cisp in Algeria. È stata sequestrata con altri due colleghi (Enric Gonyalons e Ainhoa Fernandez) la notte tra sabato 22 e domenica 23 ottobre 2011 dal campo profughi di Hassi Raduni, nel deserto algerino sud occidentale,


Maria Sandra Mariani.
Rapita il 2 febbraio 2011. Si trovava insieme al suo gruppo a 250 chilometri a sud di Djanet, nel deserto algerino.
 
Giovanni Lo Porto.
38 anni. Rapito con un collega tedesco a Multan nella parte pakistana del Punjab. Operano con l’Ong tedesca «Welthehungerhilfe» (Aiuto alla fame nel mondo) creata nel 1962 sotto la protezione e il sostegno della Fao.

L’equipaggio italiano del mercantile Enrico Ievoli.
Sei italiani rapiti, con i colleghi dell’equipaggio, nel Golfo dell’Oman, il 27 dicembre 2011. la loro nave era in attesa di unirsi ad un convoglio scortato da navi militari di altri Paesi ed è stata attaccata dai pirati.

Il mercantile viene portato alla fonda davanti alla costa della Somalia.

 

Paolo Bosusco e Claudio Colangelo.

 

Il primo da 10 anni titolare di un’agenzia, in India, specializzata in tour nello stato dell’Orissa, il secondo un escursionista. Erano insieme in zone tribali di questa regione indiana. Rapiti il 16 marzo 2012.

 

Tra gli italiani trattenuti all’estero ci sono anche Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due militari del Battaglione San Marco arrestati in India dopo un conflitto a fuoco in acque internazionali.

Situazione diversa dalle precedenti, dal punto di vista giuridico e politico (le persone riportate sopra sono stati rapiti da terroristi, i militari italiani sono in stato di arresto da parte di una nazione sovrana).

 

A tutti, famigliari ed amici delle persone trattenute all’estero, va il nostro pensiero e conforto. E l'augurio di poter abbracciare i loro cari al più presto. 

 

 

Sulla vicenda dei militari arrestati in India è intervenuto Alessio Pennestrì, presidente dell’associazione «Nazionale Marinai d’Italia, con sede a Maslianico, intervistato dal Corriere di Como.

 

Tratto dal Corriere di Como

 

“Siamo stati trattati come zerbini. Questa è la verità. La diplomazia faccia il suo corso, ma noi ci sentiamo trattati così. Fosse accaduto a militari di un’altra nazionalità, il loro Paese si sarebbe mosso in modo più deciso».

«L’episodio si è verificato in acque internazionali: secondo il codice internazionale di navigazione, la nave che batte bandiera italiana è territorio italiano. Perciò, vale il codice penale italiano. Non quello indiano. Anche l’opinione pubblic si è mossa decisamente in ritardo. Noi, all’inizio, abbiamo divulgato la vicenda sui social network, abbiamo appeso il Leone di San Marco e la scritta “liberi subito” fuori dalla sede di Maslianico, ma nessuno ne parlava». «Le informazioni filtrate dall’India non sono sempre complete».

 

«Speriamo con tutto il cuore che i nostri due soldati tornino a casa il prima possibile. Dispiace notare la blanda reazione dell’opinione pubblica. La gente sembra essersi dimenticata delle sorti di questi due ragazzi: professionisti addestrati, preparati, che ci permettono di vivere in pace garantendo i rapporti commerciali”.


«Noi terremo il Leone di San Marco appeso alla sede di Maslianico fino a che Massimiliano Latorre e Salvatore Girone non rientreranno in patria. Non vogliamo, per ora, organizzare marce o fiaccolate: quel che per noi sarebbe un gesto di solidarietà potrebbe essere letto dall’opinione pubblica indiana come un atto ostile. Non è il caso di peggiorare un rapporto già teso».

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