Consumiamo le scorte.
Notizia di oggi: in 234 giorni le attività umane hanno consumato le risorse che la natura produce in un anno.
Ora si stanno intaccando le riserve.
Capita da qualche anno ed il processo sta accelerando: rispetto al 2011 c'è un anticipo di oltre un mese.
Ormai è assodato che l'uso smodato delle risorse naturali incide sul clima.
Sono pochi (ad esempio il presidente della Repubblica Ceca) a sostenere ancora il contrario.
Da qui a trovare delle soluzioni intelligenti e risolutive del problema, sane dal punto di vista umano e morale, ce ne passa.
La tecnologia moderna ci viene in aiuto, ma non è abbastanza.
Il passaggio è prima di tutto culturale, soprattutto laddove si consumano più risorse.
Il genere umano è uscito da momenti di difficoltà, ripensando alla propria struttura sociale ed economica. Due cose che si tengono e che devono camminare insieme.
Servono piccole scelte quotidiane e grandi stretegie nazionali, europee e mondiali.
Il momento di crisi del "primo mondo" può essere utile per ragionare su qualcosa di diverso da quanto fatto fin'ora, capace di lanciare una nuova "rivoluzione industriale":
quella del benvivere diffuso e della sostenibilità ambientale.
Le tecnologie ci sono (se ben sostenute, sarebbero capaci anche di far ripartire anche il PIL).
E, per quanto posso vedere dal mio punto di osservazione, c'è anche sensibilità ambientale sempre più diffusa e voglia di fare.
Risanare il pianeta è un grande obiettivo.
Sono solo le sfide importanti che danno energia e speranza per il futuro, senza le quali non si riescono a fare grandi risultati. Tocca all'Europa ed alle grandi nazioni mondiali tracciare la strada. Con i più ricchi investiti di maggiori responsabilità.
Sistemare lo spread è un emergenza necessaria, come spegnere l'incendio.
La scelta chiave sarà sul come ricostruire.
Francesco Gatti
In allegato le emissioni pro capite dei prime 25 stati del mondo (tratte dal sito Qualenergia):