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Pubblicato da Francesco G.

Già lo scorso mese si è cercato di fare chiarezza sulla questione acqua e servizio idrico. Si ripropone l'articolo in quanto il tema è importante.
 

E’ vero che si privatizza l’acqua, che le falde e le sorgenti diventano di privati che ne fanno quello che vogliono?

 

Non è vero. L’acqua è insostituibile per la vita e per garantire i diritti alle persone.

Il Parlamento Europeo dice:

"L'acqua è un bene comune dell'umanità e come tale l'accesso all'acqua costituisce un diritto fondamentale della persona umana".

 

La legge italiana di riferimento (art. 144 D.Lgs. 152/06- testo unico sull’ambiente): “Tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorché non estratte dal sottosuolo, appartengono al demanio dello Stato. Le acque costituiscono una risorsa che va tutelata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà; qualsiasi loro uso è effettuato salvaguardando le aspettative ed i diritti delle generazioni future a fruire di un integro patrimonio ambientale.La disciplina degli usi delle acque è finalizzata alla loro razionalizzazione, allo scopo di evitare gli sprechi e di favorire il rinnovo delle risorse, di non pregiudicare il patrimonio idrico, la vivibilità dell'ambiente, l'agricoltura, la piscicoltura, la fauna e la flora acquatiche, i processi geomorfologici e gli equilibri idrologici” (art. 144 D.Lgs. 152/06- testo unico sull’ambiente).

 

E’ vero che i comuni non potranno più gestire direttamente le loro reti?

 

E’ vero. Ed è vero dal 1994, con la legge 36. Anche i successivi aggiornamenti prevedono che il servizio idrico sia gestito in maniera integrata: dalla “presa” dell’acqua, alla depurazione. Il soggetto che sovrintende sarà unico: una struttura sovracomunale, alla quale i comuni “passano” le loro competenze operative.

Il sistema funziona così:

un’autorità formata da tutti i Comuni di una Provincia pubblica (si chiama autorità d’Ambito ed in provincia di Como è un Consorzio) sovrintende, pianifica, programma, fissa le tariffe, controlla il settore, definisce il modello di gestione.

Tutto questo è inserito in un unico documento che si chiama Piano d’Ambito.

 

Una società, materialmente, realizzerà le reti, i depuratori, sostituirà le tubazioni, farà la manutenzione, le letture, le bollette ecc. ecc.

 

Siamo nel 2009 e con proroghe e ritardi, l’applicazione della legge non è ancora completa in tutt’Italia. In circa 90 Province è stato già fatto. Non ancora nella provincia di Como.

 

Perché si è arrivati a questa scelta?

 

Chi ha analizzato il settore si è accorto che le troppe gestioni, non integrate tra loro, risultano spesso inefficienti o costose. Non sinergiche. Un’unica programmazione, in un settore tanto delicato ed importante (basta pensare a cosa significa l’acqua per la vita), darebbe maggiori garanzie di continuità del servizio, di razionalizzazione, di miglior gestione della depurazione. E sono notevoli le economie di scala. Se gli acquisti sono fatti in massa, ad esempio, i beni costano meno. Visto che paga sempre il cittadino, ridurre le spese è sempre una buona cosa.

 

Che ruolo hanno i Comuni?

 

Un ruolo fondamentale. E nuovo. Sono loro il Consorzio dell’Autorità. Sono il motore dell’attività del servizio idrico. Non più svolta all’interno della singola Amministrazione. Non è facile il passaggio culturale, è una sfida notevole anche per le Amministrazioni Comunali. I Comuni devono avere un ruolo importante e costante. Sia prima che dopo l’attivazione del servizio idrico integrato.

E’ indispensabile che si mettano energie per analizzare, studiare, approfondire il Piano d’Ambito, un elaborato importante per il nostro futuro.

Perché è da qui che possono nascere le fortune o le sfortune.

L’approccio ideologico, sottolineando continuamente la propria identità, oggi non ci porterebbe da nessuna parte. Meglio un approccio moderno, del fare, che metta sotto la luce giusta tutte le questioni ed affronti la realtà. Mettere al centro le persone, l’ambiente, il futuro. Sono argomenti condivisi da tutti. Si parte dai cittadini e si costruisce. Diversamente si finisce in un vicolo cieco. Non si vedono altri approcci per dare all’acqua, portatrice di vita, ed ai contenuti sociali ad essa legati il rispetto e l’attenzione che meritano.

 

Se ci saranno i privati, aumenteranno le tariffe?

 

Le tariffe, come si è visto, sono fissate nel Piano d’Ambito. Semplificando molto, si calcolano i costi da sostenere per il servizio (acquedotto, fognatura, depurazione, rifacimenti) e si adeguano le tariffe che, per norma nazionale, devono ripagare le spese complessive.

E’ vero, comunque, che le tariffe aumenteranno. Altrimenti i depuratori, le fognature ed i rifacimenti degli acquedotti non hanno modo di essere finanziati. Aumenteranno in maniera graduale.

Per poi ridiscendere, probabilmente, quando il sistema complessivo sarà efficiente (questa è la teoria che va assolutamente messa in pratica). Questo è a prescindere dal gestore: chiunque operi, le spese deve sostenerle e vanno coperte. In generale, il settore idrico ha necessità di investimenti per eliminare le perdite (in alcuni casi si passa il 40%) e rendersi più “pulito”.

 

Vuol dire che pagheremo tutti lo stesso?

I cittadini dei comuni che hanno reti buone sono trattati come quelli dei comuni con reti cattive?

 

Questo è un punto sul quale i Comuni “virtuosi” è opportuno si facciano sentire e ci lavorino.

A Maslianico lo si è fatto e si continuerà a farlo.

Citando Don Lorenzo Milani: "niente è più ingiusto che far le parti uguali fra disuguali".

La stessa tariffa dal primo giorno non “s’ha da fare”.

Non è corretto nei confronti dei cittadini e di chi ha lavorato bene, investendo i soldi dei sui cittadini in fognature ed acquedotti, magari rinunciando ad opere più “visibili” e con ritorno d’immagine maggiore.

 

Certo, ci si aiuta. La protezione del territorio e la qualità dell’ambiente sono valori per tutti, ovunque si viva. Dare una mano a chi è rimasto indietro a realizzare fognature e depuratori ricade sul benessere collettivo. Ma forme di assistenzialismo non sono accettabili.

 

Quando i servizi saranno simili, le tariffe saranno allineate. Serve del tempo.

 

Nota: in Provincia di Como le tariffe dell’acqua (intesa come somma di acquedotto, fognatura,  depurazione) sono oltre cento. Si va da 0.20 € fino a oltre 0.80 € per metro cubo (mille litri).

 

Attenzione alle famiglie ed alle utenze più deboli?

 

Questo è un altro punto fondamentale. Già qualche anno fa il Comune di Maslianico scrisse all’Autorità d’Ambito anche su questo tema. La proposta, mutuata da quanto già fatte altrove, era di fornire ai cittadini una dotazione idrica fissa di 50 litri abitante al giorno. Gratuita.

Con il duplice scopo di aiutare le utenze deboli e stimolare il risparmio idrico.

Nel Piano d’Ambito, nella definizione della tariffa, si potrà inserire anche questo o proposte che vanno nella stessa direzione.

 

E’ vero che i comuni devono cedere la proprietà dei propri tubi?

 

Il codice civile e le leggi di settore dicono che i tubi sono beni demaniali. Nessuno può obbligare nessuno a cedere le proprie proprietà. Soprattutto per quanto riguarda una dotazione di beni tanto importante.

 

A Maslianico cosa si è fatto? A che punto siamo?

 

Abbiamo cercato di fare il nostro, a volte anche qualcosa in più.

Anche per questo il nostro Comune, infatti, è stato chiamato a far parte del Consiglio del Consorzio (è composto dai rappresentanti di 8 Comuni e dall’amministrazione provinciale).

 

La Regione Lombardia aveva pensato un modello di gestione particolare, suggerito nelle Province Lombarde. I Comuni cedono la proprietà delle reti ad una società formata da Comuni (detta “patrimoniale”). Questa società fa le opere programmate nel Piano d’Ambito (quello approvato dai sindaci del Consorzio): tubi, depuratori, manutenzione straordinaria. Un’altra società, scelta con gara d’appalto, faceva tutto il resto (allacci, bollette, incasso delle somme, manutenzione ordinaria ecc. ecc.).

 

La Corte Costituzionale ha detto che questa divisione di compiti non è costituzionalmente ammissibile. Il “modello lombardo” è stato colpito al cuore.


Ci si rifà totalmente alla norma statale.
Che dice: il gestore lo si trovi con gara d'appalto, oppure si trovi un socio privato per una società mista (pubblico+privato), sempre con gara d'appalto.
In maniera residuale, in particolari casi e dopo un'opportuna indagine, è possibile la gestione diretta da parte degli enti pubblici uniti tra loro.

In sostanza la politica e l'amministrazione sono spinte ad approfindire il ruolo di programmazione, pianificazione, controllo e salvaguardia del cittadino e dell'ambiente ed un livello diverso. E' un salto di mentalità.

Ora sono in corso diversi aggiornamenti normativi a livello nazionale. Se ne resta in attesa, nel frattempo tutti i comuni cercano di fare il possibile per garantire un ottimo servizio.

 

A Maslianico si sono sempre avuti dubbi sulla bontà del modello lombardo e sulla compatibilità con le leggi nazionali ed europee.

Non l’abbiamo sostenuto né nell’assemblea dell’Ambito (votazioni contrarie), né dando la nostra adesione alla società patrimoniale. Le scelte di fondo ci sembravo non adeguate ai nostri cittadini e si è avuto l’impressione fossero dettate dall’alto.

Su alcune prese di posizione siamo stati da soli, in tutta la Provincia. Nessun problema. me prima ne, tanto meno, ora. Visto anche il pronunciamento della Corte Costituzionale, ci avevamo preso. Magra consolazione, perché lo scopo è creare un servizio idrico efficiente. Non dire a se stessi “avevamo ragione, guardate come siamo bravi”.

 
I Comuni hanno l’opportunità, insieme,  di costruire qualcosa di nuovo.

Coinvolgendo nel merito delle questioni, nei contenuti sia le Amministrazioni Comunali, sia i cittadini, le associazioni di consumatori, le imprese ed altri portatori di interesse.

Discutere, confrontarsi, mettere sul tavolo idee e proposte. Partendo sempre dai principi base: cittadino, servizio di qualità, ambiente, costi sostenibili per tutti. Con un occhio di riguardo all’economia locale.
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