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Pubblicato da Francesco Gatti

Il servizio idrico è una babele normativa.

 

Con alcuni punti fermi: l'acqua è di tutti, va garantita a tutti oggie  domani, l'ambinete va protetto dall'inquinamento, il settore deve essere razionalizzato (la legge dice che si deve passare a un unico gestore provinciale, contro i 150 oggi presenti), il piano di investimeno deve essere costruito da tutti i comuni, la tariffa deve coprire il servizio.

 

Lavoro non facile, certamente. Nemmeno rimandabile.

 

La Regione Lombardia aveva pensato un modello di gestione particolare, suggerito nelle Province Lombarde.

I Comuni cedevano la proprietà delle reti ad una società formata da Comuni (detta “patrimoniale”).

Questa società fa le opere programmate nel Piano d’Ambito (quello approvato dai sindaci del Consorzio): tubi, depuratori, manutenzione straordinaria. Un’altra società, scelta con gara d’appalto, faceva tutto il resto (allacci, bollette, incasso delle somme, manutenzione ordinaria ecc. ecc.).

 

La corte costituzionale l'ha totalmente bocciato. Non tocca alla regione legiferare sulla concorrenza e sul demanio indisponibile.

 

E' di pochi giorni fa, infatti, la seconda pronuncia della Corte. La società patrimoniale non si può fare. (qui il testo della sentenza).

 

 Non si possono dare i tubi, demanio pubblico, in proprietà ad una società di diritto privato (anche se completamente pubblica).

 

Abbiamo sempre avuto dubbi sulla fattibilità giuridica del modello lombardo (espressi anche con solitari voti contrari nelle assemblee dei comuni). E non ci piaceva concettualmente.

"I tubi sono del comune ed è meglio restino al comune", ci siamo più volte detti.

 

Idea confermatissima quando è statao spiegato il cuore finanziario del modello:

"i tubi passano alla società. Sono il suo patrimonio che mette a garanzia degli istituti di credito per avere denaro per nuovi investimenti".

Chi mette a garanzia un bene, sa che (almeno teoricamente) può perderlo.

Ma se è demanio indisponibile, come posso perderlo? La garanzia o vale zero, oppure è inammissibile.

 

Infatti, dopo qualche anno, il concetto è stato confermato da chi sta ben più in alto di noi. 

Magra consolazione, perché lo scopo è creare un servizio idrico efficiente non dire a se stessi “avevamo ragione, guardate come siamo bravi”. 

 

Dal primo gennaio le competenza sul servizio idrico passeranno completamente alla Provincia. I Comuni avranno diritto di esprimere pareri obbligatori e vincolanti sui punti chiave (tariffe, piano degli investimenti ecc.).

 

Vi terremo aggiornati.

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