Acqua. Allora, che si fa?
Primo: partire dai cittadini e dalle loro aspettative. e da chi l’acqua la usa o ci lavora (industrie, p.m.i., imprese del settore idraulico). Ascoltarne aspettative, problemi, necessità.
Coinvolgere le associazioni di consumatori e di categoria nel sistema di pianificazione, programmazione e controllo.
La stragrande maggioranza dei cittadini vuole acqua pulita, che costi il giusto, senza che ci siano speculazioni e con un attenzione particolare alla tutela dell’ambiente.
Riscrivere una legge coordinata e seria, che sistemi gli errori di quelle vigente.
Decidere dove si fanno le opere e con quali priorità. (Ad esempio: prima i depuratori o gli prima gli acquedotti?).
Fissare tariffe sostenibili ed adeguate a pagare i lavori
Gestire il periodo transitorio (sono molti i comuni e le società che faticano a condurre bene il servizio idrico).
Decidere la forma di gestione, dopo aver fatto analisi costi e benefici ed aver suddiviso i compiti.
Emerge che è più conveniente la gestione pubblica?
Si farà.
Emerge che è più conveniente affidare la gestione, con i vincoli di cui sopra, con gara d'appalto ? Si farà.
Comunque sia è opportuno che il ruolo del pubblico cambi, dando slancio alla società intera.
Diversamente, rimarremo a guardare i litigi di sindaci, magari di partiti diversi anche tra loro alleati, che vorranno i lavori “prima da noi” senza considerare le priorità oggettive.
Perché contano di più, a volte, l’appartenenza o “avere i santi in Paradiso” del buon senso.
Come disse George Bernard Shaw:
“Per ogni problema complesso, c'è sempre una soluzione semplice. Che è sbagliata”.
Sarebbe utile evitare la soluzione sbagliata.
Il dibattito è aperto. Grazie dell'attenzione.