IMU.
Partiamo da lontano, per fare un breve e non esaustivo riassunto.
L’ICI era stata introdotta nel 1992.
Un’imposta difficile da evadere (gli edifici ci sono e si vedono) e ritenuta, dagli studiosi di scienza delle finanze, progressiva se calcolata sul reale valore delle abitazioni. Infatti la qualità ed il valore delle abitazioni sono caratteristiche che approssimano adeguatamente la capacità contributiva.
Un analogo dell’ICI esiste in tutta Europa ed ha un impatto sulle finanze familiari ben più incisivo. In Italia l’ammontare medio dell’ICI prima casa, senza le detrazioni (Governo Prodi) e l’eliminazione completa dell´Ici (Governo Berlusconi), era di 200 €. [Qui un articolo in cui ne abbiamo trattato]
In Francia o in Germania sono circa 1.500 €. (Ci sarebbe da dire che salari e stipendi francesi e tedeschi sono più alti dei nostri ed i servizi, soprattutto alle famiglie, sono ben diversi).
L’abolizione dell’ICI prima casa ha portato una diminuzione delle entrate dei comuni compensate dallo Stato con trasferimenti.
Operazione non indolore: dal 2008 lo Stato ha avuto esborsi per circa 4 miliardi l’anno. Totale, circa 16 miliardi. Che ora ci troviamo a dover recuperare tutti in un colpo.
Le difficoltà economiche dello Stato, dovuta certamente alla crisi del debito, ma soprattutto a una mancanza di visione politica a livello nazionale ed europeo, ha portato il Governo Monti a introdurre un´imposta patrimoniale immobiliare.
L’IMU.
Vale per tutti i fabbricati.
Prevede l’adeguamento dei valori catastali (sulle residenze, il moltiplicatore passa da 100 a 160).
Le aliquote di riferimento sono del 4 per mille per le prime case e del 7,6 per mille per gli altri edifici.
I soldi resteranno ai comuni?
Si, per le prime case. Non completamente per il resto.
Lo Stato tratterrà il 3,8 per mille, a prescindere da quale aliquota fisseranno i comuni.
L´imposta è, di nome, "municipale". Nei fatti è in parte dell’erario.