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Pubblicato da Francesco Gatti

Un mese complesso, il luglio in corso.

In Siria succede quello che tutti vediamo alla televisione e leggiamo sulla stampa, con una guerra civile in corso e le diplomazie più forti del mondo che si confrontano e si contendono l'egemonia.

In Europa si cerca di far fronte ad enormi difficoltà finanziarie, nate Oltreoceano, transitate per la Gran Bretagna e arenatesi nel Vecchio Continente.

 

I mancati controlli e uno sbilanciamento dell'economia a favore del "virtuale", oltre a ideologie fondate sull'individualismo e sull'arricchimento facile, costi quello che costi, sono stati dei buoni carburanti per i pasticci che viviamo.

 

Una situazione delicata per molti paesi, in cui i nodi politici e le superficialità del passato vengono al pettine.

In Italia, inutile sottolinearlo, si stanno perdendo stimoli e serenità.

Viene colpita anche quella fascia della cosiddetta "media borghesia", storicamente capace di dinamismo e innovazione.

 

Non possiamo, d'altra parte, guardare solo alle responsabilità esterne o condivise con altri (l'Italia fa parte di tutti i consessi internazionali più importanti). 

Le mancate riforme, sulle quali le nazioni europee del Nord Mediterraneo (a cui aggiungere l'Irlanda) hanno temporeggiato per troppo tempo, erano nella nostra completa disponibilità e non le abbiamo concluse.

Meglio farle in momenti "di pace" piuttosto che sotto la pressione altrui (nota 1).

 

Il dibattito pubblico si incentra su gossip, magistratura, rapporti conflittuali tra istituzioni, mancanza di responsabilità.

Si evita la domanda base che, in un momento di crisi, mentre qualcuno cerca di mettere a posto l'emergenza, è indispensabile, a mio avviso:

come vogliamo che sia la nostra comunità civile?

 

Guardando quanto accade in giro ed ascoltando diverse persone, di estrazione e storie personali non confrontabili, sono emerse alcune "impressioni di luglio".

 

Vogliono un quotidiano più leggero, in cui ci si senta parte di una nazione e di un Europa solide. 

Oggi si sentono sudditi pagatori.

Vogliono avere la possibilità di darsi da fare, con piacere, senza impazzire correndo dietro alle scartoffie, per il proprio benessere e quello collettivo.

Vogliono che ognuno si prenda sia le proprie responsabilità sia i meriti.

Vogliono un mondo in cui ci si riconosca, tutti, dal punto di vista umano.

Vogliono una società capace di decidere ed incidere, che guardi sì alle difficoltà dell'immediato, ma con grande attenzione al futuro, da non compromettere.

Vogliono una dialettica pubblica, anche aspra, tra persone specchiate e capaci. Un dibattito sui contenuti e non sui personalismi.

Vogliono contare, come cittadini, con la possibilità di selezionare e scegliere i propri rappresentanti.

Vogliono, in sintesi, sentirsi parte di una squadra che aspira a grandi obiettivi.

 

Alcune cose sono complesse, lunghe, difficili. Per altre basta la buona volontà.

 

Solo con grandi obiettivi, condivisi, si muovono popoli e si fa la storia.

Come genere umano abbiamo la possibilità e gli strumenti per evitare i dolori e le nefandezze che la storia ci racconta e ancora accadono. Basta volerlo.

L'Italia può avere un ruolo importante se inizia a credere, collettivamente, in sé. Nessuno ha il potenziale inespresso del nostro paese. E trasformarlo in azione significa avere risorse per non "lasciare indietro nessuno".

 

A mio avviso, sotto la brace di un periodo storico complesso, qualcosa sta accadendo.

 

Sta a noi partecipare, anche selezionando persone capaci di incanalare le energie positive e disperse, ancora non adeguatamente sfruttate, nella direzione di umanità e giustizia, benessere e felicità (Nota 2)

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Nota 1:

ho l'impressione che non si riescano ad impostare riforme in tempo debito in quanto "non sarebbero capite" oppure "fanno perdere consenso". Come se le innovazioni fossero certamente peggiorative. 

Di fatto, chi decide di applicare questa tecnica, ritiene la comunità civile formata da una massa di imbelli.

E' un'impostazione che ritengo sbagliata. Chi la propugna, a mio avviso, se ha posizioni di responsabilità, non sta guidando, non è trasparente. Inganna e tira a campare. Risulta pericoloso.

 

Nota 2:

la dichiarazione di indipendenza degli USA parte di "inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e la ricerca della Felicità".

 

La Costituzione Italiana, all'art. 3: "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".

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D
<br /> Mi trovo d'accordo con queste tue riflessioni e conosco anche tanta gente in gamba che riflette e lavora per creare condizioni migliori. Bisogna davvero ripensare i termini di democrazia e di<br /> economia e lavorare moltissimo su relazioni autentiche e su progetti condivisi, ivece che su affari loschi ed interessi di lobbies come sempre avviene.<br />
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