I 150 anni dell'Italia.
Il 5 maggio 1860, da Quarto, oggi quartiere del Levante di Genova, partì la Spedizione dei Mille, alla volta della Sicilia.
(nella foto Camillo Benso, conte di Cavour).
Fu la chiave di volta del Risorgimento. Si completò con l’incontro tra Garibaldi ed il Re Vittorio Emanuele II di Savoia, il 26 ottobre 1860. Mancava ancora buona parte del Paese (il Triveneto e le terre dello Stato Pontificio), ma il Nord ed il Sud dell'Italia erano uniti.
E' la nostra storia e va celebrata, ricordata.
E' quello che ci unisce, come comunità nazionale.
A 150 anni di distanza il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, da il via alle celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia proprio da Quarto.
L'Italia, in questi 150 anni, è stata bistrattata.
Ha visto guerre, corruzione, terrorismo, una burocrazia enorme, il debito pubblico, una ditattura, "caste" che si autoalimentano, la non capacità di valorizzare fino in fondo le nostre ricchezze d'arte, ambiente e cultura, i sistemi clientelari e politici inadeguati a quanto desiderano i cittadini. Eccetera.
Ma ha visto, soprattutto, persone dedite al lavoro, agli affetti, al voler lasciare qualcosa di positivo alle generazioni future.
Abbiamo il gene della generosità e la nostra forza di nazione è anche nelle diversità (cosa normale, per altro, per tutti gli Stati: uno spagnolo delle Asturie si sente diverso da uno spagnolo di Andalusia e viceversa. Ma sono SEMPRE Spagnoli. Idem per francesi, tedeschi, statunitensi).
Con una forza, soprattutto nella ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale, encomiabile ed unica.
Nonostante tutto, l'Italia è ancora in alto alle classifiche del benessere mondiale.
Merito dei suoi cittadini.
In questa posizione non ci si sta per volontà divina.
Ci si sta per la laboriosità e impegno.
Non ci si sta per sempre.
Bisogna costruire per l'oggi ed il domani.
Oggi la politica nazionale non è chiara: qual è il modello di società a cui si vuol puntare?
Spesso si sentono slogan di comodo, ideologici E si perde tempo. E la gente aspetta.
Ci sono Ministri della Repubblica che banalizzano la storia della Nazione.
Un Ministro Francese, Tedesco o un Governatore di uno Stato Americano, non verrebbe mai perdonato: diventerebbe "impresentabile".
I cittadini (ma prima i partiti di provenienza) ne chiederebbero l'allontanamento.
Noi che o siamo vaccinati, o siamo disinteressati, non ascoltiamo o pensiamo sia una "solita provocazione".
La base comune di valori, se non valori individualistici, è da ricostruire.
E' quella che ci ha portato dove siamo e, lo sappiamo tutti bene, possiamo ancora migliorare. E non poco.
In 150 anni l'Italia ha preso tante botte.
Di tutti i colori, di tutti i tipi.
In troppi l'hanno sfruttata. E con lei i suoi cittadini.
E' ora di guardare agli errori, imparare e rimettersi in sesto per bene.
Ridare a tutti, con un riguardo particolare a chi inizia la vita in condizioni sfavorevoli, la SPERANZA NEL DOMANI, per costruire in libertà e da protagonisti il proprio futuro.