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Pubblicato da Francesco Gatti

L'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani ha fatto delle richieste ai candidati delle formazioni politiche che si presentano alle elezioni.

 

Prima di riportarle, qualche parola è d'obbligo.

Negli ultimissimi anni c'è stata una svolta centralista ed i Comuni, grandi o piccoli, virtuosi e meno virtuosi, efficienti e meno efficienti, sono stati chiamati indistintamente a fare una cura dimagrante con "tagli lineari" ai trasferimenti statali e la limitazione dell'autonomia finanziaria locale.

 

Le norme hanno avuto alcune ricadute dirette soprattutto su quanti erano già più efficienti.

Togliere 10 euro a chi è "tirato" significa metterlo in difficoltà.

Togliere 10 euro a chi ne scialaqua migliaia non da effetti visibili.

 

Queste norme derivano dall'applicazione del federalismo fiscale e dalle necessità di cassa della nazione (restano le difficoltà dell'economia reale). (Esempio di necessità di cassa: Bad company Alitalia + multe quote latte uguale 8,5 miliardi di euro di aggravio per lo Stato).

 

Soffermiamoci su quattro punti.

 

1 - Il patto di stabilità interno, a cui sarà soggetto anche il nostro comune da quest'anno. 

Una norma che impone un limite nei pagamenti e nella spesa ed un saldo attivo da raggiungere. Per Maslianico vale circa 300.000 €. 

Nei Comuni già soggetti si vedono delle cose paradossali: si hanno i soldi per finanziare e pagare nuove opere, me non possono essere eseguite perchè non si possono pagare a causa del patto di stabilità.

Questo sistema restringe l’autonomia del Comune impedendogli di realizzare manutenzioni alle scuole, alle strade o interventi di tutela ambientale (tutela idrogeologica o risparmio energetico, ad esempio) 

 

 

2 - Il fatto che l'IMU (imposta MUNICIPALE) venga trattenuta in parte dallo Stato.

A Maslianico, complessivamente, l'IMU vale 1.200.000 €. di questi, circa 400.000 € restano allo Stato.

 

3 - La TARES, nuova tassa dei rifiuti e servizi, sulla quale i nostri comuni stanno lavorando. 

Prevede che vengano fatti pagare almeno 0,30 € al metro quadro di superficie, in aggiunta al completo finanziamento del servizio di igiene urbana con la tassa.

  Nulla da dire sul fatto che i servizi si debbano pagare interamente (i fondi della tassazione si usa per aiutare chi ne ha veramente bisogno, non per garantire servizi indiscriminatamente a tutti).

 Qualcosa da dire sull'obbligo della quota fissa decisa centralmente e che comporta un pari taglio da parte dello stato.

Altro esempio (non riferito a Maslianico).

Se un Comune dalla somma di tutti gli "0,30 € al metro quadro" incassa 20.000 €, vede i trasferimenti dello Stato ridursi di 20.000 €. Pari e patta. 

 

4 - La diminuzione dell'autonomia comunale.

Questo anomalo centralismo porta risorse nelle casse dello Stato e tagli ai Comuni, ed obbligherà gli enti a chiedere di più ai residenti. Anche se il Comune non ne ha bisogno (addizionali locali all'imposta sui redditi o altro).

 

 

In questi giorni si sente dire in campagna elettorale:

"abbassiamo le tasse, le risorse ci sono".

Le risorse ci potrebbero anche essere, probabilmente grazie alla diminuzione degli interessi sul debito pubblico.

Ma se ci sono è certo che sono state recuperate dai Sindaci e dai Comuni, sui quali viene fatta ricadere, di fatto, la responsabilità degli aumenti locali.

 

Il totale potrebbe essere una pressione fiscale invariata, ma solo di diverso tipo. Con la differenza che "la faccia" ce la mettono altri.

 

Potrebbero esserci risvolti positivi se si inizia ad alleggerire lavoro, imprese e famiglie.

In fase di transizione ed in attesa di una miglior gestione della spesa (ed un auspicata riduzione di quella improduttiva) da parte delle amministrazioni centrali, potrebbe essere un inizio.

 

Tutto il contrario se alleggerisce solo i patrimoni o se colpisce sempre il ceto medio e le classi popolari.

 

Scoccia pagare sul patrimonio, ma se non c'è lavoro e l'economia non funziona bene, dopo un po' finisce che il patrimonio scompare. 

 

Finalmente, ecco le proposte e le richieste di ANCI:

 

IL MANIFESTO  DEI COMUNI E DELLE CITTA’

Elezioni politiche febbraio 2013

Governare il Paese e valorizzare il ruolo dei territori e dei comuni italiani dando loro piena autonomia e reale  responsabilità delle decisioni.

I sindaci italiani e tutti gli amministratori comunali, di ogni colore e sensibilità politica ed ideale, riuniti nell’ANCI sottopongono alle formazioni politiche che partecipano alla competizione elettorale nazionale del 24/25 febbraio  alcune richieste fondamentali e prioritarie su cui chiedono un impegno preciso rispetto ai quali misureranno i comportamenti di chi assumerà il ruolo di Governo e della maggioranza ed opposizione nel futuro Parlamento.

Attuare alcune riforme necessarie per il Paese, cogliendo quell’impellente esigenza di cambiamento, di innovazione e di rinnovamento che scorre nelle vene della società.

Le riforme principali devono riguardare

1.      Dichiarazione di insostenibilità dei tagli lineari previsti a partire del 2013, pari a 2.250 milioni con l’impegno a rivedere complessivamente l’ammontare e le modalità  dei tagli secondo il procedimento dei fabbisogni standard ed efficientamento della spesa.

2.      Una nuova IMU assegnata integralmente ai Comuni, attribuendo ampia possibilità di calibrarla per ragioni di equità, secondo il principio di progressività.

3.      Un nuovo patto di stabilità, prevedendo equilibrio di parte corrente e l’esclusione dal vincolo degli investimenti o di alcuni specifici settori d’investimento.

4.     Esclusione dei piccoli Comuni dal Patto di stabilità sino al completamento del riassetto delle gestioni associate obbligatorie delle funzioni fondamentali.

5.     Centralità del ruolo della Città per lo sviluppo economico ed infrastrutturale, stabilizzando specifiche  politiche pubbliche nei settori strategici e tenendo conto dei principi di coesione sociale per alcune aree più svantaggiate del Paese.

6.     Istituzione delle Città metropolitane e Province ridotte di secondo grado.

 

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