Sotto il segno del loto. Dall'Egitto. Il racconto di Chiara, studentessa italiana al Cairo.
Negli ultimi giorni l’Egitto è stato scosso da eventi tragici, che hanno cambiato il corso della sua storia presente e futura, lasciando un segno profondo nella vita della popolazione egiziana e nella coscienza di ognuno di noi.
Per questo motivo, proponiamo uno spunto di riflessione, il report accorato di Chiara, una ragazza italiana che proprio pochi mesi fa’ è stata a Il Cairo per motivi di studio. Nel suo resoconto, dal quale traspare lo stretto legame a questa gente, guarda ormai a quell’esperienza, ancora così viva nella sua mente, con lo smarrimento e la nostalgia che si riserva solo a un passato vicino ma ormai perso per sempre.
Sotto il segno del loto
Il noto quotidiano egiziano Haram ha scelto come titolo “Sotto il segno del loto” per celebrare le proteste iniziate il 25 gennaio nella capitale egiziana. Il fiore di loto, simbolo per eccellenza della purezza nelle tradizioni orientali, è diventato così anche simbolo dell'insurrezione egiziana.
Sulla scia della rivoluzione del gelsomino tunisina e ancor prima di quella algerina , il mondo arabo sta vivendo un momento storico di cambiamento.
Gli organizzatori delle proteste, in prima linea il Movimento 6 aprile, contano sull'effetto trainante della Tunisia, i cui avvenimenti hanno acceso il dibattito politico tra gli egiziani.
Le proteste iniziate il 25 gennaio nella capitale cairota per poi diffondersi a macchia d'olio in tutta la nazione non sono ancora terminate. Milioni di egiziani di ogni sesso, di ogni estrazione sociale, di ogni età si sono radunate in piazza Tahrir, ovvero piazza della Liberazione, sfidando polizia, militari e coprifuoco.
Sono state quasi sempre proteste pacifiche, manifestazioni di dissenso e di malcontento.
Unica richiesta del popolo: le dimissioni del rais Hosni Mubarak.
Un aiuto importante, anzi essenziale, è arrivato dal web, ovvero tramite twitter e facebook, divenuti i principali canali di comunicazione durante questa insurrezione.
Il passaparola via internet ma anche via sms ha portato in piazza numerosissimi egiziani che hanno in questo modo aggirato ogni tipo di divieto di manifestare.
E' sempre grazie al web che ci sono arrivati video e immagini degli scontri ormai divenuti sempre meno pacifici. Centinaia di giovani e non solo hanno perso la vita, sono diventati martiri della causa egiziana, sono diventati il vero simbolo di questa rivoluzione.
Il presidente Mubarak governa l'Egitto da ormai trenta anni.
Ha instaurato un vero e proprio regime dittatoriale in cui l'opposizione è stata relegata a un ruolo fantoccio, in cui la censura vige in modo perentorio e in cui esprimere il proprio dissenso diventa quasi un crimine.
In settembre il mandato di Mubarak scadrà e tramite la tv di stato il rais ha già fatto sapere che non si ricandiderà alle prossime elezioni ma che anzi resterà al governo per poter garantire un efficace transizione verso la vera democrazia.
Non è bastato però questo intervento per placare le proteste che tutt'ora alimentano le piazze e le vie del Cairo, di Alessandria e delle principali città della nazione.
Il popolo egiziano chiede a gran voce le dimissioni del rais e le manifestazioni non si fermeranno finché le richieste del popolo non verranno accettate.
Oggi è il quattordicesimo giorno di protesta al Cairo. Le banche hanno finalmente riaperto, così come numerosi negozi.
Sembra quasi che una parte della città voglia tornare alla normalità ma se si dà un' occhiata alla centralissima piazza Tahrir, come appunto le immagini dei vari telegiornali ci mostrano, vediamo una piazza ancora gremita di persone pronte a continuare a manifestare fin quando il regime trentennale di Mubarak non avrà fine.