I Comuni hanno fatto parecchio per risanare i conti pubblici.
E' noto quanto sia pesante per le nostre tasche di cittadini il debito dello Stato e come sia una "palla al piede" per lo
sviluppo. Soprattutto in un momento di difficoltà economica.
E' interessante un documento di ANCI (associazione nazionale comuni italiani) che tratta di quanto è stato fatto dai Comuni, in Italia, per il
risanamento. A titolo di esempio si legge che nelle casse dei comuni italiani soggetti al patto di stabilità (quelli con popolazione superiore ai 5000 abitanti) ci sono 3,2
miliardi di euro, che non si possono usare a meno di sanzioni per limiti imposti dalla normativa. Limiti che sono comprensibili sulle spese ordinarie (bollette, consulenze, attività
varie), non lo sono quando trattano di investimenti su strade, scuole, risparmio energetico ecc. ecc.
Buona lettura.
PREMESSO
ü che circa il 43% degli investimenti pubblici è stato realizzato dai Comuni, che a tal fine hanno impegnato oltre un quarto delle loro risorse disponibili;
ü che le opere realizzate dai Comuni riguardano prioritariamente interventi nel campo dell’edilizia pubblica, dell’edilizia scolastica, della viabilità e delle infrastrutture ambientali;
ü che i Comuni confermano il proprio trend di miglioramento delle grandezze di finanza pubblica, infatti tra il 2007 ed il 2008 migliorano i saldi, al netto delle riduzioni statali dei soli trasferimenti erariali, di più di un miliardo di euro
ü che i Comuni chiudono il 2008 con un sostanziale equilibrio di bilancio, e per il 2009 vedono assegnarsi un obiettivo di miglioramento di ben un 1 miliardo e 340 milioni di euro, che stante il blocco delle entrate e la riduzione dei trasferimenti si traduce nella riduzione del 9% della spesa totale
ü che a legislazione vigente nel triennio 2009/2011 i comuni dovrebbero migliorare i propri conti di più di 4 miliardi e 300 milioni di euro, che si traducono in una riduzione del 18 % della spesa totale
ü che sono l’unico comparto della Pubblica Amministrazione che ha tenuto sotto controllo la spesa corrente di funzionamento, infatti in termini reali (al netto dell’inflazione) i Comuni hanno mantenuto invariata la spesa del personale rispetto al 2001 a differenza dei Ministeri e delle regioni che l’hanno aumentata rispettivamente dell’8% e del 12%.
ü che a seguito dell’abolizione ICI prima casa le risorse mancanti nelle casse dei Comuni sono pari a 800 milioni di euro e che i trasferimenti erariali, per il 2009, risultano ridotti di 451 milioni di euro, pari al 5,4% del contributo ordinario;
ü che la sezione di controllo della Corte dei Conti della Lombardia ha sollevato la questione di legittimità della norme che regolano il Patto di stabilità interno per gli enti locali presso la Corte Costituzionale, per rimodularne la disciplina al fine di rendere più flessibile l’utilizzo delle risorse proprie degli enti anche in accordo con il dettato Costituzionale.
CONSIDERATO
ü che i Comuni potrebbero contribuire a sostenere l’economia in un momento di forte crisi come l’attuale, contribuendo al sostegno dei lavori pubblici di piccola e media entità, con effetti anticiclici sull’economia locale e nazionale, con effetti positivi sull’occupazione delle imprese più deboli
ü che le regole del patto di stabilità interno bloccano nelle casse comunali almeno 12 miliardi di euro di residui passivi, immediatamente spendibili per investimenti
ü che gli avanzi di amministrazione ammontano a circa 3,2 miliardi di euro
RITENUTO
ü che molti comuni hanno già dichiarato di non poter rispettare gli obiettivi posti dal patto di stabilità interno in quanto ciò comporterebbe la violazione di obblighi contrattuali con imprese e fornitori ed aggraverebbe in modo preoccupante la situazione economica locale
ü Che il sistema vigente di regole non è più sostenibile dai Comuni Italiani, che non possono materialmente operare ulteriori riduzioni perché comprometterebbero la qualità e la quantità dei servizi erogati ai cittadini come scuola, assistenza sicurezza del territorio e delle persone
DELIBERA
ü di non condividere un sistema di regole che non consenta l’esercizio degli obblighi e delle responsabilità che il mandato amministrativo comporta nei confronti dei cittadini e delle imprese
ü di volere partecipare alle azioni nazionali anticicliche attraverso la riattivazione degli investimenti locali, al di fuori delle vigenti regole sul patto di stabilità interno
ü di voler estendere anche ai Comuni la possibilità che il Decreto Legge 1 luglio 2009 n.78 in materia di sostegno all’economia, concede ai soli Ministeri , ossia di impiegare, nei limiti delle risorse a tal fine stanziate con la legge di assestamento del bilancio dello Stato, i residui cumulati nel passato per estinguere i crediti con i fornitori;
ü di sostenere l’azione dei comuni che intendano adottare misure di sostegno alle imprese e all’economia delle comunità locali ed interventi nei confronti delle famiglie e dei lavoratori che avranno maggiori difficoltà ad affrontare una crisi economica mondiale che in Italia ha prodotto una crescita negativa del PIL pari al 6% nel primo trimestre del 2009, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, anche se queste misure dovessero realizzare un peggioramento dei saldi dei singoli enti ed un conseguente sforamento delle regole del PSI
ü la necessità del superamento delle sanzioni previste per il mancato rispetto del patto di stabilità interno già dall’anno 2009
CHIEDE
ü che il Governo ed il Parlamento rivedano immediatamente il sistema di regole finanziarie per i Comuni
che il Governo ed il Parlamento consentano una deroga al Patto di Stabilità Interno che permetta agli enti virtuosi l’utilizzo delle risorse per le spese in conto capitale per un limitato periodo di tempo