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Tra Siria, Mediterraneo ed Italia. Il sogno della fratellanza, la forza positiva delle cose immateriali.

Ho pensato parecchio se fosse il caso di pubblicare alcuni pensieri su un tema che, apparentemente, non tocca la nostra realtà locale e che, quindi, potrebbe essere fuori posto.

Mi sono convinto ieri sera: è il caso.

Primo: il blog è uno strumento di dialogo.

Secondo: con la globalizzazione (è un dato di fatto) le scelte sugli argomenti chiave interessano ogni cittadino del pianeta, a gradi e livelli diversi, ovviamente.

Ma ci interessa perché siamo uniti da un destino molto spesso comune più di quanto appaia. Se una cosa è buona per il mondo, è buona per ciascuno di noi. Se una cosa è male per il mondo, è male per ciascuno di noi.

Terzo: ieri sera sono andato a trovare degli amici su un campo di calcio.

Alcuni avevano messo i figli a letto e sono andati a giocare la classica partitella per divertimento e amicizia. Salendo le scale che portano al campo mi sono detto:

"Bambini a casa a dormire, tranquilli, e leggerezza di una partita di calcio. In Siria, ed in altre parti del mondo, è una scena impensabile". Un mondo così non mi piace.

E mi interessa dare un pur limitato e piccolo contributo. Lo sento come un obbligo

Eccolo.

Oggi, a mio avviso, ci sono due temi basilari che vanno recuperati.

Cose utopiche, magari da sognatori? Per qualcuno sarà così.

Mi permetto di dire che senza utopie, sogni e sperimentazioni non avremmo tante delle cose, fisiche e spirituali, di cui godiamo oggi.

Il primo tema è la fratellanza.

Era addirittura uno dei tre pilastri della rivoluzione francese, forse il meno considerato.

Probabilmente il più complicato.

Fratellanza significa soprattutto partire da chi soffre, dai più esposti alle difficoltà in ogni angolo del mondo. Significa dare respiro e speranza alle popolazioni.

La seconda cosa è l'immaterialità.

Perché l'immateriale è il motore più potente e va indirizzato verso il bene comune.

Non ha solo un'accezione religiosa.

E' immateriale l'amore tra li sposi, che può generare nuova vita.

E' immateriale l'amicizia.

E' immateriale la solidarietà.

E' immateriale la forza che porta alla cura dei malati.

E' immateriale l'emozione suscitata da una musica, da un'opera d'arte.

E tante altre cose.

L'immaterialità positiva, se guida le nostre azioni, fa bene a tutti.

Se scompare e lascia posto alla ricerca del proprio vantaggio personale, ci inaridisce e crea il deserto.

Penso sia compito della politica essere pedagogica.

Mi chiedo: chi sta operando, tra quanti hanno responsabilità grandi, su questi due argomenti e li applica alla questione siriana?

Le nazioni che sostengono la Siria (Russia, Iran) sembrano digerire di tutto pur di mantenere delle loro posizioni d'interesse.

Le cancellerie di gran parte dei paesi più influenti al mondo (su tutti USA e Francia) danno l'impressione di pensare che l'argomento si possa risolvere con dei bombardamenti oppure non sono interessate.

L'Europa non parla con una voce sola, soprattutto a causa di un Partito Popolare Europeo che ha dimenticato, da 10 anni a questa parte, l'insegnamento dei propri padri fondatori.

Non è credibile sostenere che nessuno di questi soggetti si sia accorto, negli anni, dei problemi che stavano nascendo in Siria. Anche perché non sono pochi che con la Siria erano e sono in affari.

Chi si cura di immateriale, in primis Papa Francesco (ho la sensazione che arriverà un gesto eclatante) sta lavorando con grande determinazione e forte impegno.

Si stanno creando legami e partecipazione su un obiettivo comune:

l'essere umano, nella sua completezza e ricchezza.

Il concetto di fondo è che, come persone, siamo legati da qualcosa in più di periodo di vita sulla terra. Non è un concetto solo di chi crede in Dio, ma un tema caro agli umanisti, ai liberali, ai socialisti. Un tema irrilevante per i materialisti puri, valido solo se devono scambiarsi dei favori tra pari.

E l'Italia?

Quello che succede in Siria ci interessa da vicino.

L'Italia è al centro del Mediterraneo. Il Mediterraneo è la principale delle nostre vocazioni. Per ora, purtroppo abbiamo un ruolo marginale.

Il nostro futuro di nazione passa da qui. La nostra storia ce lo racconta.

Ministri che dicono "speriamo ci sia una soluzione politica in Siria" sono eccessivamente cauti, secondo me.

Il verbo è troppo leggero.

Non solo "speriamo" (chi ha responsabilità di Governo non decide da solo su questi argomenti), ma anche "vogliamo", vocabolo adeguato per chi vive il carico delle decisioni. (Va detto, per completezza, che a seguito della posizione italiana sull'intervento armato in Siria, qualcuno ha cambiato idea).

L'Italia abbia un ruolo politico di primo piano.

Anche se siamo in difficoltà economica e la nostra credibilità è bassa, siamo chiamati a fare qualcosa di importante. Ripartire come comunità nazionale, come capitò nel 1945.

Le questioni del Vicino Oriente sono complesse.

Intrecciano politica, economia, interpretazioni religiose, interessi globali.

E' certo che l'uso di armi sulle popolazioni da parte delle autorità che dovrebbero proteggerle è una cosa certamente criminale. Senza discussione.

Ma affrontare la vicenda con la solita ricetta del "ti punisco per esportare la democrazia" ha elevatissime probabilità di essere controproducente e di lasciare il posto agli estremismi.

Con l'elevata probabilità di scaricare ancor maggiori tensioni, come sempre, sulle persone più fragili ed in difficoltà. Già ora ci sono milioni di profughi.

Ci sono ferite profonde tra i popoli. Vanno curate, non rese più profonde e durature.

Chi ha la testa, la usi, ci dicevano le nonne.

Per tornare, nel più breve tempo possibile, a costruire case, ospedali, asili e scuole e non a demolirli.

A mettere i bambini a letto, in serenità, ed andare a fare una partita di calcio.

In Siria ed ovunque nel mondo.

Vi ringrazio per la lettura e la pazienza.

Per chi ha dei commenti, sempre preziosi, è sempre attiva l'apposita funzione.

Tag(s) : #Siria, #Pace, #Guerra, #Globalizzazione, #Impegno civile

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