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Ieri si è riunita l'assemblea dei Comuni del Consorzio dell'AATO della provincia di Como.

 

Il Consorzio è quell'ente obbligatorio che riunisce tutti i comuni della Provincia per coordinare, programmare e pianificare il servizio idrico.

Con una legge dello Stato dello scorso anno, i Consorzi sono stati aboliti. In Lombardia la data limite è l'1 luglio.

 

La Lombardia ha disposto, infatti, che il nuovo regista del servizio idrico sarà la Provincia, con un ufficio dedicato (l'azienda speciale).

 

I Comuni saranno radunati in una conferenza e dovranno esprimere pareri obbligatori e vincolanti tra le altre cose, sulla programmazione dei lavori di acquedotti, fognature, depuratori, sulle tariffe, sulle modalità di gestione.

 

Il passaggio di competenze dal Consorzio alla Provincia/Conferenza dei Comuni potrà essere effettuato a seguito dell'attivazione dell'azienda speciale da parte della Provincia.

 

Dopo aver approvato il bilancio consuntivo 2010, l'assemblea dei sindaci ha votato di chiedere alla Provincia di prorogare l'attività del Consorzio dei Comuni fino al 31 ottobre.

Per due motivi:

1) non c'è l'azienda speciale. Sarebbe un danno bloccare completamente i lavori sul servizio idrico;

2) sfruttare il periodo per aprire dei tavoli di discussione tra i comuni con lo scopo di dialogare sull'organizzare del servizio idrico nei nostri territori.

 

Toccherà alla Giunta Provinciale esprimersi sulla richiesta dei Comuni.

 

Dopo il referendum, che comunque non tocca la suddivisione dei compiti, c'è un vuoto normativo a livello nazionale.

Manca la norma che recepisce le direttive europee per l'affidamento dei servizi pubblici, dovrebbe essere aggiornato il sistema di calcolo della tariffa che si dovrà applicare al servizio idrico integrato.

Non è cambiata la previsione sull'autosufficienza economica di acquedotto, fognatura e depurazione. Come volevano gli ambientalisti seri negli anni 90. Cosa signofica? Che i fondi incassati dalle bollette devono essere sufficienti a pagare servizio e nuove opere.

 

Si toglie il settore idrico dagli umori della politica e lo si fa stare in piedi autonomamente.

 

Oggi l'autosufficienza economica in molte zone d'Italia (anche le nostre) non c'è. 

E non ci sono fondi per fare i depuratori, le fognature ed i nuovi acquedotti. Per qualcuno, anche pagare le bollette elettriche.  Ed i denari sono presi dalle tasse.

E chi non paga le tasse? E chi spreca?

Ha l'acqua in parte regalate da chi paga le tasse e da chi non spreca. E si tolgono fondi ai servizi sociali, alle scuole, ad altri interventi sull'ambinete ed il benessere.

 

Per concludere.

In una democrazia rappresentativa, tocca alla politica la decisione finale.

La differenza sostanziale è nel come si arriva a questa decisione.

 

La discussione, il controllo, la programmazione sui beni comuni limitati e insostituibili, come l'acqua, deve coinvolgere tutti.

Cittadini, comuni, imprese, associazioni, categorie e rappresentanze. 

L'impatto sociale, ambientale ed economico (nel nostro mondo sono tre categorie che non possono più dividersi) dei beni comuni è talmente rilevante che nessuno può avere nè la forza nè l'ardire di "andare da solo".

 

Sull'acqua è un concetto che abbiamo voluto esprimere più volte anche nei bilanci del Comune e che, già lo scorso anno, è stato adottato anche dall'Assemblea dei Sindaci del Consorzio.

 

E che ora va messo in pratica. L'impegno dei Comuni c'è.

Vi terrò aggiornati.

 

Francesco Gatti

Tag(s) : #Amministrazione

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